ARCHIDIOCESI DI VILNIUS

Mielagėnai

Ai vescovi e sacerdoti non si impedisca di svolgere il loro ministero!

Esposto dei credenti della parrocchia di Mielagėnai, provincia di Ignalina

All'incaricato del Consiglio degli affari religiosi della RSS di Lituania, K. Tumėnas;

All'amministratore dell'archidiocesi di Vilnius, rev. Č. Kri­vaitis.

Il sacerdote della nostra parrocchia, rev. Vincentas Miškinis, ha compiuto 80 anni ed è inoltre afflitto da numerosi malanni, per cui non è più in grado di provvedere alle nostre necessità spirituali.

Due anni fa nel periodo della Quaresima vennero da noi dei sacerdoti viciniori per i servizi religiosi (confessare e predicare). Allora la presidentessa del Comitato esecutivo di Ignalina, Gudukienė, convocato il rev. Miškinis, lo aggredì duramente perché altri sacerdoti prestavano la loro opera a Mielagėnai.

L'estate scorsa il nostro parroco era assente per un periodo di cure. Durante quel periodo quasi ogni domenica nessuno aveva tenuto le funzioni religiose. Allora ci rivolgemmo alla curia del­l'archidiocesi perché ci inviasse un altro sacerdote capace. Noi ci siamo impegnati a mantenere tutti e due i sacerdoti, perché ai sacerdoti vecchi o invalidi, come anche ai sacrestani, lo Stato non concede pensioni (sebbene il personale del culto debba pagare allo Stato esose imposte sulle entrate).

   Quest'anno il nostro parroco già da due mesi è gravementemalato e non si alza più dal letto. In questo periodo i sacerdoti delle vicine parrocchie vengono di domenica da noi per cele­brare le funzioni e poi corrono nuovamente a casa loro per­ché ovunque mancano i sacerdoti. Nella popolosa parrocchia di Adutiškis c'erano da sempre due sacerdoti; ora ve ne è rimasto uno solo. A Kačergiškė, dopo che l'incaricato Rugienis nel 1961 fece chiudere la chiesa, non vi è più alcun sacerdote. Diversi sacerdoti, ad esempio ad Ignalina, debbono provvedere persino a due parrocchie. È ovvio che essi non possono badare anche alla nostra parrocchia, avere cura dei malati, eccetera.

Pare che l'amministratore dell'archidiocesi, sac. Č. Krivaitis, non ci destini un altro sacerdote perché mancano.

Però noi sappiamo di sacerdoti che potrebbero assistere i credenti, ma ai quali il governo non permette di svolgere il ministero pastorale. Ad esempio a Vilnius già da parecchi anni lavora nel locale vivaio il sac. Vytautas Merkys.

Se a tali sacerdoti viene permesso di lavorare in aziende go­vernative, perché allora non si permette loro di prestare assi­stenza a noi credenti? Perché veniamo puniti, quando la costi­tuzione garantisce la libertà di coscienza?

Non si è mai saputo perché il nostro vescovo Steponavičius sia stato relegato al confino; non si sa perché nella nostra chiesa di Mielagėnai da 35 anni non si è più amministrato il sacramento della cresima. Siamo profondamente addolorati per il fatto di non poter avere nella nostra chiesa delle funzioni regolari, per il fatto che i nostri malati muoiano senza gli ultimi sacramenti, per il fatto che non conosciamo nessuno cui chiedere di celebrare la santa messa nella nostra chiesa.

Per noi credenti la sofferenza sarebbe minore se non sapessimo che vi sono dei sacerdoti e dei vescovi ai quali non viene per­messo di svolgere il proprio ministero.

Voi siete stato nominato nuovo incaricato per occuparvi delle necessità di noi credenti. Perciò vi preghiamo di consentire che i vescovi allontanati e i sacerdoti possano lavorare, vi preghiamo di permettere che l'amministratore destini presso la nostra par­rocchia tli Mielagėnai un sacerdote ancora in forze, che possa assistere tutti i credenti, come esigono l'umanità e la costitu­zione.

Mielagėnai, 15 ottobre 1973

A questa petizione hanno apposto la loro firma circa 1.000 persone e non soltanto cattolici lituani, ma anche russi non cattolici. L'esposto, diretto all'incaricato del Consiglio degliaffari religiosi, K. Tumėnas, non è stato però rimesso al de­stinatario, per le seguenti ragioni.

1. Il 19 ottobre 1973 il capo del Comitato per la Sicu­rezza dello Stato di Ignalina, M. Kolesničenko, e il sostituto del Comitato esecutivo della provincia, A. Vaitonis, inizia­rono la caccia all'esposto firmato nella parrocchia di Mie­lagėnai.

Recatisi da Elena Jakštaitė nel villaggio di Miečioniai la tormentarono per un'ora intera, chiedendole di dire chi aveva preparato questo esposto ed esigendo la consegna dello stesso con le firme. Ma la ragazza non cedette. Allora gli « ospiti » la terrorizzarono minacciandola di carcere e di effettuare una perquisizione. La ragazza si spaventò e con­segnò gli esposti.

Gli agenti della Sicurezza probabilmente erano a cono­scenza di chi raccoglieva le firme, dato che da Miečioniai si recarono direttamente nel villaggio di Buckunai da Kostas Bajorūnas. Anche qui interrogatori e minacce. Kostas, molto scosso, disse di avere consegnato gli esposti a Marijona Mi-likenienė. Allora gli agenti partirono per il villaggio di Ma!i-kai, dai Milikėnas. Marijona non si trovava in casa. L'opera terroristica venne allora svolta nei confronti del marito Sta­nislao. Egli non intendeva arrendersi facilmente ma disgra­ziatamente gli esposti erano in vista e quindi vennero se­questrati.

Quel giorno vennero confiscati gli esposti, con diverse centinaia di firme, solo nei villaggi di Miečioniai, Bernotai, Mešoniai, Buckunai e Salomianka; la Sicurezza non riuscì ad impadronirsi degli esposti firmati preparati in altre località.

In seguito a ciò nacque un gran panico. Alcuni dicevano apertamente che oggi in Lituania la situazione di una per­sona credente è peggiore di quella di uno schiavo di una volta: i credenti non possono nemmeno chiedere che ven­ga inviato un sacerdote nella loro parrocchia. La gente però non si avvilì e continuò a raccogliere le firme.

Gli agenti della Sicurezza non mancarono neanche di « accarezzare » il presidente del comitato parrocchiale della chiesa di Mielagėnai, Juozas Bajorūnas. Dopo averlo dura­mente e brutalmente insultato, gli dissero che non è per­messo scrivere questi ed altri simili esposti né eccitare la

popolazione. Il 22 ottobre venne ordinato a J. Bajorūnas di recarsi ad Ignalina per fornire delle spiegazioni. Tutta­via alla provincia non andò lui, ma sua moglie Ona Bajo-runiené. Il sostituto del presidente della provincia Vaitonis rimproverandola, gridava: « Perché vi rivolgete a Vilnius? Scrivete a noi. Voi, donne della malora, sapete dove rivol­gervi. I vostri figli stanno a Vilnius, perciò siete così furbe! ».

2. Dopo che il kgb aveva requisito gli esposti con le firme, il 20 ottobre il vicario foraneo Julius Baltušis con­segnò ad Antanas Mačiulis, parroco di Paringys, una let­tera dell'amministratore dell'archidiocesi di Vilnius, rev. Č. Krivaitis, nella quale si diceva che egli avrebbe dovuto ser­vire anche i credenti di Mielagėnai, fino a quando a questa parrocchia non fosse stato destinato un altro sacerdote. L'incarico venne dato senza tener conto che tra Paringys e Mielagėnai vi sono 12 chilometri di strada, mentre l'au­tobus effettua soltanto una corsa al giorno tra le due località.

La Sicurezza e gli ateisti avevano però raggiunto il loro scopo. Dato che la curia aveva destinato ai cattolici diMie­lagėnai un sacerdote, anche se volante, ai credenti parve inopportuno inviare l'esposto perché tanto la curia quanto l'incaricato K. Tumėnas avrebbero risposto che essi dispone­vano di un sacerdote.

Mentre si procedeva alla raccolta delle firme il parroco di Mielagėnai, rev. V. Miškinis, si trovava ricoverato nel­l'ospedale di Švenčioniai. La sua salute stava migliorando, ma avendo appreso come gli agenti del kgb si comporta­vano con i suoi parrocchiani, ne rimase talmente scosso che il 27 ottobre 1973 morì.

Rūdiškės

Multa ad un sacerdote

Il rev. Konstantinas Molis stava preparando alla prima confessione e comunione i bambini della parrocchia. Il 27 maggio 1973 giunse nella chiesa di Rūdiškės dove si tro­vavano circa 50 bambini una commissione di sei persone. I membri della commissione si mostrarono assai gentili: entrati in chiesa rimasero ad ascoltare, attendendo che fos­se terminata l'istruzione. Allorché il sacerdote, terminatoil catechismo, stava congedando i bambini, i membri della commissione avvicinarono i genitori chiedendo loro per quale scopo i bambini si fossero radunati in chiesa. Vennero infine presi i cognomi e gli indirizzi dei genitori.

Due giorni dopo il procuratore della provincia di Trakai convocò numerosi bambini. Venne chiamato anche il rev. K. Molis. Durante l'interrogatorio il sacerdote ammise di aver istruito i bambini, in ciò obbligato dalla sua coscienza e dal suo dovere di sacerdote.

La popolazione allarmata inviò al procuratore della provin­cia di Trakai un esposto firmato da venti persone, nel quale si rilevava che il rev. K. Molis era assolutamente innocente poiché erano stati i genitori a pregarlo di istruire i loro figli.

Il 28 giugno 1973 la commissione amministrativa del Comitato esecutivo della provincia di Trakai inflisse al rev. K. Molis una multa di 30 rubli. Tutti i componenti della commissione si mostrarono cortesi e parlarono poco. Il presidente chiese al sacerdote se egli si ritenesse colpevole. Dato che questi non rispondeva, dopo un minuto di silen­zio il presidente continuò: « Secondo il diritto internazionale voi siete innocente, mentre secondo le nostre istituzioni siete colpevole. Dato però che a seguito del nostro ammoni­mento avete cessato di istruire i bambini, dato che non siete mai stato condannato per simili reati, dato che promet­tete di non praticare più tale istruzione e tenuto conto di altre circostanze, venite condannato ad una multa di soli 30 rubli ».

La commissione amministrativa non consegnò copia della sentenza all'imputato, gli ordinò solo di recarsi in banca e di versare i 30 rubli. Gli impiegati della banca avrebbero incassato il denaro senza rilasciargli alcuna ricevuta.

Adutiškis

Protesta di un parroco contro varie forme di persecuzione extra-giudiziaria

Esposto del sac. B. Laurinavičius, residente ad Adutiškis, pro­vincia di Švenčioniai, RSSL

A S.E. l'amministratore apostolico dell'archidiocesi di Kau­nas, vescovo J. LabukasAll'incaricato del Consiglio degli affari religiosi, K. Tumėnas

Al presidente del Comitato esecutivo della provincia di Švenčioniai, Purvaneckaitė

Il 16 luglio 1973 il presidente della circoscrizione di Adutiškis, A. Laurinavičius, mi chiese le chiavi della chiesa. Allorché ne chiesi il motivo, questi mi rispose: « È venuto da Mosca un importante ospite: Tarasov. Egli desidera vedere la chiesa ».

Sul sagrato ho accolto voi, l'incaricato del Consiglio degli affari religiosi della RSS di Lituania, K. Tumėnas, il presidente del Comitato esecutivo della provincia di Švenčioniai, Purva­neckaitė, un'altra persona a me sconosciuta e il presidente della circoscrizione di Adutiškis, A. Laurinavičius. Poi voi mi avete posto delle domande.

1.        Alla domanda: «Quante persone vengono in chiesa?» risposi di non saperlo, perché in proposito non era mai stata effettuata alcuna statistica. Comunque, per poter ora rispondere alla vostra domanda, il 22 luglio 1973 abbiamo contato 722 persone. Soltanto che questa cifra non è da ritenersi esatta in assoluto, in quanto molti non possono venire in chiesa perché è lontana, mancano i mezzi di trasporto ed inoltre sono in tanti ad impedirlo. Ecco ciò che mi ha raccontato in data 14 aprile 1973 con le lacrime agli occhi uno dei miei parrocchiani, Feliksas Kairys, accompagnandomi da un malato: « Dopo aver lavorato duramente, ero riuscito a farmi un vestito nuovo, ma a che serve? Sono ormai due anni che mi ripropongo di indossarlo per la prima volta e di recarmi in chiesa. Purtroppo non mi è possibile, perché sono perseguitato dalla paura: il direttore del sovchoz di Jakeliai, Galvydis, la scorsa primavera mi minacciò: "Se la domenica non verrai a lavorare, non avrai il cavallo né per arare né per trasportare la legna né il fieno per la mucca né la trebbiatrice per battere l'orzò" ».

Povilas Burokas, residente nel sovchoz di Jakeliai, non ebbe né il fieno né un premio che aveva meritato, solo per il fatto che nei giorni festivi si recava in chiesa.

P. Burokas e le famiglie di Steponas e di Trečiokas non pote­rono acquistare dal sovchoz il grano a prezzo ridotto unicamente perché andavano in chiesa.

Coloro che vanno in chiesa finiscono sul tabellone della ver­gogna.

2.        Alla domanda: « Quanti credenti vi sono nella parrocchia? » risposi di non saperlo. Sono già parecchi anni che ci è vietato di visitare i parrocchiani nel periodo postnatalizio 1 e soltanto

1 In Lituania i parroci usavano visitare i parrocchiani nel periodo che intercorre tra il Natale e la Quaresima.(N.d.r.)

visitando le singole famiglie è possibile redigere un elenco esatto di tutti i parrocchiani. Posso solo dire che prima della guerra nella parrocchia c'erano oltre novemila fedeli.

3. Alla domanda: « A che scopo userete quel legname accata­stato? » ho risposto: « È necessario sostituire il pavimento della chiesa ». Voi allora avete affermato che il pavimento era buono. Io invece vi mostrai come un fungo lo avesse corroso. La parroc­chia non fa certo spese senza necessità, poiché non dispone di fondi.

Voi allora mi diceste che la chiesa è un edificio dello Stato nel quale senza un apposito permesso non è consentito piantare nemmeno un chiodo.

Nel nazionalizzare la chiesa è stato nazionalizzato anche l'edi­ficio da abitazione esistente presso la medesima. La casa, co­struita dagli antenati dei parrocchiani, è cara a tutti. I credenti si preoccupano che essa sia rimasta abbandonata, senza cura. Per questo il comitato parrocchiale si è rivolto agli attuali padro­ni dell'edificio: il Comitato esecutivo della circoscrizione di Adutiškis. Anch'io, in qualità di affittuario, mi sono rivolto il 31 luglio 1968, il 24 febbraio 1969, il 28 gennaio 1970 e il 24 maggio 1972, perché quando piove l'acqua gocciola nelle stanze e il camino è semicrollato. Nonostante che per l'affitto della casa si paghino 56 rubli e 45 kopeke mensili, ancora oggi il tetto dell'edificio è bucato. Come al comitato parrocchiale, così anche a me venne risposto soltanto a voce: « Non esiste un'im­presa in grado di fare le riparazioni ». Strano: esiste un ente incaricato di riscuotere il denaro, ma per le riparazioni, no!

Il recinto del sagrato, specialmente dalla parte della strada, è rimasto per diversi anni mezzo crollato. Sarebbe potuta succe­dere qualche grave disgrazia a coloro che vi transitavano. Tutta­via, i funzionari responsabili della provincia non lo « vede­vano ».

Il comitato parrocchiale si rivolse allora alla provincia perché permettesse di acquistare del cemento. Venne loro risposto: « Da noi il cemento non è sufficiente per cose ben più importanti ». Ogni tanto sul giornale della provincia si può leggere che i ma­teriali da costruzione si vendono liberamente, ma quando si va ad acquistarli ci si sente rispondere: « Alla chiesa non si vende! ». Così tagliò corto, nel mese di gennaio di quest'anno, il dirigente del deposito di materiali da costruzione della provincia di Šven-čioniai.

I credenti, avendo compreso che la chiesa è stata nazionaliz­zata solo perché potesse più presto andare in rovina e crollare (in tal modo sono state distrutte molte chiese della Bielorussia),provvedono essi stessi ad acquistare i materiali da costruzione, prestano la propria opera gratuitamente, eseguono le riparazioni, eccetera.

Nonostante la chiesa sia stata « socializzata », i parrocchiani continuano a considerarsi i suoi padroni, perché essa venne costruita dai loro padri, senza ricevere aiuto da nessuna parte.

4. Voi, avendo appreso che il 15 luglio di quest'anno si cele­brerà ad Adutiškis la festa patronale, mi avete richiamato in questo modo: « Voi non osservate le leggi sovietiche. Senza il permesso della provincia avete invitato alla festa dei sacerdoti ».

A tale riguardo vorrei chiarire che io non ho chiesto l'autoriz­zazione perché mi sono basato sull'accordo firmato tra il comi­tato parrocchiale e il Comitato esecutivo della provincia di Švenčioniai. All'articolo due del citato documento è detto chia­ramente: « Si concede parimenti la facoltà di servirsi di tutte le altre persone della medesima religione, esclusivamente per le necessità del culto; ma non è permesso celebrare i riti religiosi ai servi di culto che non sono registrati dall'incaricato del Con­siglio degli affari religiosi presso la RSS di Lituania ». Quindi ho invitato, quei sacerdoti legalmente.

Allora voi avete chiesto all'incaricato della RSS di Lituania e al presidente del Comitato esecutivo della provincia: « Ma è possibile che nel contratto sia stato scritto cosi? ». Essi rispo­sero, come voi, che non era possibile. Mi duole assai constatare che né voi né i vostri accompagnatori, ai quali è affidato il governo della Chiesa, sapete ciò che ci è permesso. Vi consigliai allora di convocare il segretario del comitato parrocchiale. Pote­vamo in tal modo chiarire sul posto la situazione e vedere chi avesse ragione, ma voi avete risposto a mezza voce: « Se è così, bisogna annullare il contratto ». È spiacevole dover constatare come tutto venga fatto arbitrariamente. Ciò che è stato permesso secondo il contratto, ora è già proibito.

Volendo dimostrare che non voi né i vostri accompagnatori avevate ragione, ma io, allego a questo esposto una copia del sopracitato contratto.

Nell'Unione Sovietica la Chiesa è separata dallo Stato ma probabilmente non esiste al mondo alcuno Stato il quale si ingerisca tanto nella vita della Chiesa.

È evidente che lo Stato governa come vuole, ma la più grande disgrazia è che esso non vara alcuna legge in materia, conce­dendo invece un potere illimitato ai sostituti dei presidenti dei Comitati esecutivi delle province e talvolta persino ai presidenti delle circoscrizioni dei villaggi, che interpretano tutto comepiace a loro. Essi danno disposizioni ai sacerdoti, indicando loro perfino come devono celebrare i riti religiosi.

È noto a tutti che nell'Unione Sovietica si curano i malati, si istruiscono i medici e in genere soltanto gli specialisti prepa­rano altri specialisti. Tuttavia il governo sovietico ha affidato l'istruzione dei sacerdoti a persone incompetenti, a degli ateisti fanatici che pretendono di insegnare ai sacerdoti come devono celebrare i riti religiosi.

Quando lavoravo a Švenčionėliai ricevevo dal presidente del Comitato esecutivo, V. Bukielskis, istruzioni del genere: « Se vuoi accompagnare il defunto al cimitero, togliti gli abiti sacer­dotali e mettiti in coda al corteo; puoi stare solo in coda! ». Quando gli chiesi in base a che cosa egli mi desse degli ordini, rispose arrogante: « Tale è l'ordine del governo! ».

Cosa penserebbero e direbbero i credenti se io, dopo aver ac­compagnato il defunto al cimitero, recitassi soltanto la parte fina-ne della preghiera « Eterno riposo », come da istruzione del 2 ot­tobre 1972 della presidentessa del Comitato esecutivo di Šven­čionėliai?

Non posso celebrare i riti in difformità da quanto dispone il Romos Kataliku Apeigynas Lietuvos Vyskupijoms(Rituale cat­tolico romano per le diocesi della Lituania), redatto dalla Com­missione liturgica dei vescovi della Lituania, censurato dagli organi sovietici e approvato dalla Sacra Congregazione dei riti.

Nella Lituania sovietica esiste ancora una certa gerarchia ec­clesiastica, le curie vescovili e persino la commissione dei riti, ma né le une né l'altra danno le disposizioni; sono invece degli organi totalmente incompetenti a farlo. Alle curie viene per­messo soltanto di rilasciare interviste.1

Un sacerdote non gradito al governo diventa certamente una vittima. Io ad esempio ho sofferto moralmente e materialmente. Ecco i fatti: venni rimosso dalla carica di parroco di Švenčio­nėliai con questo ricatto: « Se non te ne andrai da Švenčionėliai non potrai più esercitare il ministero sacerdotale ». Così mi disse Rugienis, incaricato degli affari religiosi.

La casa che mi ero costruito a fianco della chiesa di Švenčio­nėliai mi venne confiscata illegalmente.

Il 16 luglio spiegai che in passato chiedevamo l'autorizzazione a far venire i sacerdoti per le feste patronali. Poi col passare del tempo abbiamo smesso di chiederlo perché l'autorità ufficiale

1 Evidente riferimento alle continue interviste addomesticate con­cesse in presenza di agenti russi a personalità straniere e a giornalisti autorizzati da Mosca a visitare gli amministratori delle diocesi li­tuane. (N.d.r.)

della provincia, alla quale era affidata l'amministrazione degli affari della Chiesa, aveva preso a deriderci. Il sostituto del presi­dente del Comitato esecutivo della provincia di Švenčionėliai, Telyčėnas, diede l'autorizzazione a predicare gli esercizi spiri­tuali soltanto in uno stesso giorno in tutte le chiese della pro­vincia. Il suo intento era evidente: impedire lo svolgimento degli esercizi stessi. Nessuno ha condannato tale comporta­mento di un funzionario del Comitato esecutivo della provin­cia... Voi, volendo giustificarvi, avete almeno risposto più scal­tramente: « Potevate invitare dei sacerdoti da altre province, da Vilnius, da Palanga, o perfino da altre repubbliche ». Comun­que, voi ci avete preso in giro. I sacerdoti di Vilnius hanno abbastanza lavoro nella stessa Vilnius. Palanga è troppo lontana (463 chilometri) e inoltre in questa città lavorano soltanto due sacerdoti. Alcune province, come ad esempio Ignalina, non consentono l'accesso nel proprio territorio ai sacerdoti di altre province.

Quindi non c'è da contare né su Palanga né su altre provin­ce, tanto meno sulle altre repubbliche. I sacerdoti delle altre repubbliche non sono registrati dall'incaricato del Consiglio de­gli affari religiosi della RSSL e quindi secondo il citato accordo non possono lavorare in Lituania.

Noi sacerdoti non chiediamo altro che di poter lavorare, in base all'articolo 124 della costituzione sovietica e all'articolo 96 della costituzione lituana, come pure di poter celebrare i riti secondo il sopracitato rituale.

Il 10 luglio di quest'anno alla provincia ci dissero che avreb­bero permesso la venuta di tre sacerdoti per la festività patro­nale; ma come avrebbero potuto due o tre sacerdoti confessare il 15 luglio circa un migliaio e mezzo di fedeli?

In Lituania si sono verificati dei casi in cui dopo le feste patronali alcuni sacerdoti sono morti per lo sfinimento, come ad esempio il rev. Ražanskas a Šeduva, mentre il rev. K. Garu-ckas s'ammalò gravemente. In considerazione di ciò, invitai tanti sacerdoti quanti è prescritto dalle deliberazioni del Sinodo del-l'archidiocesi di Vilnius, affinché i fedeli potessero compiere facil­mente la confessione e tornare più presto a casa e, ciò che è più importante, perché nei giorni di lavoro non stessero per ore ed ore davanti al confessionale, poiché molti sarebbero venuti nei giorni di lavoro. Invitai diversi sacerdoti affinché il popolo rima­nesse contento e non mormorasse contro il governo né contro di me. E questo, per la provincia, non ha comportato danni né spese di alcun genere. Per ospitare i sacerdoti non ho chiesto alla provincia alcun sussidio materiale.

« Ai tempi degli zar perché i sacerdoti potessero intervenire alle feste patronali occorreva un'autorizzazione » scrive il ve­scovo M. Valančius nel suo libro I cattolici sotto la persecuzione moscovita (Kaunas 1929, pagina 32) e A. Alekna nel libro Bažnyčios istorija (Tilže 1920, pag. 223) dice: « Nel 1863 venne proibita la costruzione di nuove chiese, la riparazione di quelle vecchie e la partecipazione dei sacerdoti alle feste religiose ».

Soltanto Lenin, annullando tutti i decreti emanati dallo zar, senza dubbio ha abolito anche quello con il quale si proibiva di invitare i sacerdoti alle feste patronali, mentre dall'avvento del regime sovietico un decreto del genere non è mai stato emanato.

Adutiškis, 31 luglio 1973        sac. B. Laurinavičius

Vilnius

Licenziati perché credenti

Sono stati licenziati dal lavoro:

1.        Bronė Papkevičiutė, dottore di ricerca in scienze pe­dagogiche, collaboratrice capo nella sezione ricerche dell'Isti­tuto di pedagogia. Il direttore dell'Istituto, V. Rajeckas, co­stretto dagli organi della Sicurezza le impose in data 7 maggio 1973 di presentare un'istanza per abbandonare il la­voro « di propria volontà ». B. Papkevičiutė è accusata di essere stata una suora.

2.        Domicele Gailiušytė, insegnante di lingua francese, in possesso di istruzione superiore e già insegnante presso la scuola media di N. Vilnia, è stata pure licenziata dal lavoro il 3 maggio 1973 sotto l'accusa di essere stata una suora.

3.        Elena Šuliauskaitė, collaboratrice anziana della Facoltà di storia all'Università di Vilnius nel mese di maggio del 1973 ricevette una comunicazione dal prorettore B. Sudavi-čius nella quale la si informava che non avrebbe potuto più lavorare e insegnare all'Università perché era una suora.

4.        Šidla Voldemaras, laureato in economia, direttore pres­so la Scuola commerciale, venne licenziato dal lavoro verso la fine di maggio del 1973 per il fatto di non aver espulso dalla scuola due studenti i quali volevano celebrare il 16 febbraio.1

 

1 Data della restaurazione dell'indipendenza della Lituania, procla­mata a Vilnius il 16 febbraio 1918. (N.d.r.)

 

ARCHIDIOCESI DI KAUNAS

Kaunas

Situazione del seminario

Nel 1973 il governo ha permesso alla direzione del se­minario interdiocesano di Kaunas di accettare 12 candidati. Tuttavia due vennero eliminati dall'incaricato del Consiglio degli affari religiosi, K. Tuménas. Il ruolo più importante nell'accettazione dei candidati al seminario è svolto dalla Sicurezza. Se un candidato per qualche motivo non va loro a genio, non gli si consente l'accesso al seminario.

Al termine del 1973 nel seminario ecclesiastico di Kau­nas studiavano 48 chierici.

Il governo sovietico attende impaziente il momento in cui in Lituania non ci saranno più candidati al seminario: allora toglierà ogni limitazione, potrà entrarvi chiunque lo vorrà!

Alla direzione del seminario era stato proposto di pren­dere sotto la propria cura la chiesa della S. Trinità. Per di­versi anni il seminario si era servito di questa chiesa, che era stata ben restaurata. Ma un bel giorno il governo la requisì e la adibì a deposito. In seguito a ciò essa venne totalmente trascurata, cosa che causò persino il crollo del tetto. Il governo certamente desidererebbe che il semina­rio restaurasse nuovamente questa chiesa, per poterla poi confiscare di nuovo. Ma il vescovo si è rifiutato di ripa­rarla, dicendo: « Chi l'ha rovinata, la ripari! ».

Il 3 ottobre 1973 nello stabilimento per la lavorazione del legname di Aleksotas gli operai hanno fatto uno scio­pero. Nel turno di mattina si sono astenuti dal lavoro 320 operai e in quello pomeridiano circa 340. La causa dello sciopero è stata la riduzione del salario.

Il giorno dello sciopero giunsero allo stabilimento alcuni reparti della milizia, agenti della Sicurezza e funzionari del Comitato esecutivo della città di Kaunas. Essi tentarono con belle parole di persuadere gli operai a riprendere il lavoro, ma neanche i funzionari giunti dal Ministero sono riusciti a convincerli. Il giorno seguente il salario venne aumentato.

Si è tentato poi di gettare sui giovani la colpa dello scio­pero, ma quasi tutti gli scioperanti erano gente matura e persino uomini con i capelli bianchi.